Verso la fine dell’agricoltura industriale

Nel 2013, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto in cui si indica che sarebbe possibile soddisfare il fabbisogno alimentare globale grazie alle aziende agricole locali e biologiche.

Il rapporto dell’ONU sosteneva che attraverso un passaggio su larga scala a un’agricoltura biologica “a chilometro zero” diventerebbe possibile risolvere i problemi di sicurezza alimentare, povertà, disuguaglianze di genere e cambiamenti climatici.

Rispetto all’agricoltura industriale, l’agricoltura locale e biologica taglia i consumi energetici e l’inquinamento dovuti al trasporto degli alimenti. Un altro studio ha rilevato che l’agricoltura biologica utilizza meno acqua di quella industriale e i processi produttivi creano meno inquinamento in generale. I dati dello studio trentennale sul l’agricoltura del Rodale Institute mostravano che i raccolti dell’agricoltura biologica erano superiori del 33% rispetto a quelli dell’agricoltura industriale.

Attualmente, l’80% dell’agricoltura biologica mondiale si svolge al di fuori degli Stati Uniti, faro dell’economia mondiale.
Purtroppo gli accordi economici globali non permettono grossi cambiamenti in questo senso: favoriscono le multinazionali come Monsanto e non fanno che incoraggiare l’espansione e l’avidità delle grandi aziende.

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Fonte in lingua originale: http://tinyurl.com/obbsxco
Articolo pubblicato originariamente su NEXUS New Times n.116, giugno – luglio 2015

 



 

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