
I distributori di benzina vengono saccheggiati, i supermercati svuotati, in preda alla corsa delle scorte, proprio come se l'intera nazione si stesse preparando per un periodo di grave crisi. L'emergenza "scorte" è scattata ancora prima del previsto, il panico e l'effetto domino hanno giocato un grande ruolo nell'ingigantire la crisi innescata dallo sciopero. Grande responsabilità va attribuita ai media, che hanno lanciato notizie e comunicati sempre più allarmanti, affermando che lo sciopero si sarebbe protratto oltre se non si fosse raggiunto un accordo, e trasmettendo le immagini del blocco delle principali vie di trasporto. Tuttavia, sembra alquanto assurdo che chi ha organizzato tutto questo non ne conoscesse gli effetti, e ha manipolato i media e l'informazione per movimentare oltre alle forze politiche, anche la popolazione. È fin troppo evidente che questo sciopero, organizzato in questo modo, senza una chiara informazione sui servizi minimi offerti e sulle garanzie per i settori di sussistenza della comunità, non è giustificato, da nessun tipo di problema sindacale e contrattuale.
Questo gioco va infatti ad innescare un continuo processo di rialzo dei prezzi, soprattutto dei generi alimentari, sulla scia della speculazione che viene fatta nei giorni caldi di crisi. Allo stesso modo, molti settori economici subiscono dei danni, in seguito al forzato blocco della produzione o della distribuzione, subendo delle conseguenze assolutamente sproporzionate rispetto al problema sociale da affrontare e risolvere. Per non parlare poi delle solite "lacrime da coccodrillo" delle false vittime, come la Fiat che annuncia il blocco degli stabilimenti di Fiat Auto, dove la produzione si è fermata per la mancanza di componenti lasciando inoccupati 17.000 lavoratori: sarebbe questo uno di quei casi rarissimi in cui la Fiat si ferma per responsabilità di altri. Anche il sistema di approvvigionamento dei prodotti agricoli rischia di cedere, con danni che si ripercuoteranno sull'intera filiera produttiva considerando che si tratta di beni altamente reperibili. Nei prossimi giorni, il peggio potrebbe ancora venire se la disinformazione continua e se le persone prenderanno d'assalto i mercati e i supermercati, senza poi alcuna ragione apparente.

La posta in gioco, dunque, non è solo una vittoria sindacale, in quanto il disagio provocato dallo sciopero si è trasformato in vero e proprio sabotaggio, o meglio, in un vero e proprio esperimento che potrebbe risuonare come "prove tecniche" della crisi petrolifera. Consideriamo infatti che lo sciopero italiano degli autotrasportatori di massa è stato preceduto da un simile evento in Francia, tra l'altro in un particolare momento storico e politico per entrambi i paesi, nonché per l'Europa. La Francia deve superare lo scoglio delle grandi riforme imposte dall'Unione Europea e la diffusa sfiducia nei confronti del neo-Presidente Sarkozy, mentre l'Italia deve nascondere la magra credibilità del suo Parlamento che approva con due voti di differenza una legge importante come quella della sicurezza. Tra l'altro, l'intero Governo è bersagliato da scandali, tangenti e legami con strane logge massoniche, con truffe per barcarotta e operazioni di riciclaggio, mentre i soli a restare in piedi sono le classi politiche della magistratura e dei "giustizionalisti". L'intera opinione pubblica è inoltre rivolta alla precaria situazione dei Balcani, che minacciano guerra, e del Medioriente, per il quale non sono ancora svaniti i programmi di invasione e guerrafondai degli Stati Uniti.
In tale situazione, si chiede alla popolazione di "immedesimarsi" con grande realismo in quello che potrebbe accadere se il rifornimento di gas e petrolio fosse interrotto anche per soli 4 giorni, e dunque se non fossero portati a termine accordi strategici di cooperazione energetica. Quella che noi tutti definiamo "massa", indistintamente, sa benissimo cosa accade in Iraq, in Afghanistan, conosce il significato della "guerra per il petrolio", e nonostante questo non fa nulla per fermarla o per delegittimare i propri politici. Questo significa che nessuno è disposto a rinunciare al proprio stile di vita consumista e sicuro, e, consapevolmente, legittima tali personaggi a fare tutto ciò che è in loro potere per risolvere il problema. L'Unione Europea, ben cosciente dell'appoggio e del sostegno dei suoi cittadini, sta agendo per porre sotto il proprio controllo il Kosovo, per garantirsi una colonia ambientale nei Balcani, il rifornimento di gas con Algeria e Russia, e il petrolio del Caucaso e della Libia. Tale esigenza spiega le recenti pressioni in seno al vertice EU-Africa di Lisbona per giungere alla redazione di un protocollo di comune accordo su fronti molto delicati, come quello energetico e produttivo, a fronte di una liberalizzazione dei flussi emigratori. C'è dunque da chiedersi se oggi possiamo parlare di semplice sciopero o di sabotaggio coordinato?
Fonte: Etleboro


