Uno degli episodi più surreali della storia militare moderna è la Grande Guerra degli Emù.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, il governo australiano diede terre ai veterani di ritorno affinché diventassero agricoltori nell’Australia Occidentale. Con l’arrivo della Grande Depressione nel 1929, i prezzi del grano crollarono. A peggiorare le cose, circa 20.000 emù in migrazione scoprirono che i campi coltivati e irrigati erano il paradiso terrestre. Distrussero i raccolti e abbatterono le recinzioni, permettendo ai conigli (un’altra piaga australiana) di invadere i campi.
Invece di rivolgersi al Ministero dell’Agricoltura, i coloni (essendo ex soldati) chiesero aiuto al Ministero della Difesa. Il ministro Sir George Pearce accettò, vedendo l’operazione come un’opportunità per fare propaganda e addestramento. i soldati darebbero stati pagati dal governo, ma le munizioni, il vitto e l’alloggio sarebbero stati a carico dei contadini.
Al comando delle operazioni fu posto il Maggiore G.P.W. Meredith, con a disposizione due mitragliatrici Lewis, 10.000 cartucce e due soldati.
L’esercito pensava che sarebbe stato un massacro facile, ma gli emu si rivelarono dei geni tattici naturali.
Il 2 novembre 1932 le operazioni iniziarono nel distretto di Campion, dove era stato avvistato un commando di 50 esemplari, che però si dispersero rapidamente, lasciando sul campo poche vittime.
Il 4 novembre i soldati avvistarono 1.000 emu vicino a una diga. Aspettarono che fossero a tiro, ma le mitragliatrici si incepparono dopo aver ucciso solo una dozzina di uccelli. Gli emu si dileguarono a velocità folle, perfino gli esemplari feriti.
L’ornitologo Dominic Serventy, tra il serio e il faceto, commentò:
«I sogni dei mitraglieri di sparare raffiche su fitte masse di emù furono presto dissolti. Il comando emù ha evidentemente ordinato l’uso di tecniche di guerriglia, e il suo ampio e disorganizzato esercito si è immediatamente diviso in un innumerevole numero di piccole unità rendendo l’uso dell’equipaggiamento militare inefficace. Un esercito umiliato viene costretto quindi a ritirarsi dal campo di battaglia dopo quasi un mese.»
In effetto gli Emù sono in grado di correre a zig-zag alla velocità di circa 50 km orari e come atteggiamento naturale tendono a dividersi in gruppi da due o tre esemplari al minimo rumore sospetto, il che li rese bersagli impossibili per le mitragliatrici, progettate per colpire bersagi ammassati.
Il Maggiore Meredith notò con frustrazione che ogni stormo sembrava avere un “capo” (un grosso maschio nero) che faceva la guardia mentre gli altri mangiavano, dando l’allarme al minimo movimento dei soldati.
Disperati, i soldati montarono una mitragliatrice su un camion per inseguire gli uccelli. Fallimento totale: il terreno era così accidentato che il puntatore non riusciva a mirare e il camion era comunque molto più lento degli emù. Il camion, inoltre, finì fuori strada su una recinzione, autodistruggendosi.
Il Maggiore Meredith, impressionato dalla resistenza del “nemico”, dichiarò:
“Se avessimo una divisione militare con la capacità di incassare proiettili di questi uccelli, potrebbe affrontare qualsiasi esercito al mondo… Possono affrontare le mitragliatrici con l’invulnerabilità dei carri armati. Sono come degli Zulu che non possono essere arrestati nemmeno dai proiettili ad espansione.”
Dopo circa un mese di “combattimenti”, il bilancio fu imbarazzante: a dispetto dei 2.500 (o forse 10.000) colpi sparati, poche centinaia di esemplari erano deceduti tra le file del “nemico”.
Il governo richiamò definitivamente le truppe l’11 dicembre 1932 sotto il peso delle critiche dei media e degli animalisti britannici. Il bilancio finale fu ben esiguo meno di mille caduti tra le file del nemico, a fronte di 10.000 colpi sparati.
La guerra fu vinta dagli uccelli, che resistettero fino agli anni ‘50.
Nota: L’emù (Dromaius novaehollandiae) è il secondo uccello più alto al mondo dopo lo struzzo, di cui è parente. Può raggiungere un’altezza di 1,9 metri, non vola ma è un eccellente corridore, in grado di raggiungere i 50 km orari.
Oggi l’emù compare nello Stemma dell’Australia, proprio accanto al canguro.


