“Non sempre le cose sono come sembrano”.
Introduzione

Anche i nostri tempi, proiettati ormai nel terzo millennio e tanto intrisi di scienza e tecnologia, sono dominati da una possente e onnicomprensiva cattedrale di pensiero: la Teoria della Relatività di Einstein. Proprio quest’anno essa compie il suo primo secolo di vita. Nata per risolvere i problemi posti dall’elettrodinamica di Maxwell, la Relatività conquistò molto presto un ruolo predominante nel mondo della fisica, paragonabile solo a quello occupato in precedenza dalla dinamica newtoniana. Questo nonostante il fatto che per lungo tempo il credito conferito alla teoria sia stato essenzialmente basato sulla fiducia, dato che la verifica dei singolari effetti previsti da Einstein era del tutto al di là della portata dei mezzi d’indagine disponibili – non va dimenticato che agli inizi del ‘900 non esisteva né la radio né l’aviazione, e si discuteva ancora sull’esistenza degli atomi. Oggi lo scenario scientifico è decisamente cambiato. Disponiamo di acceleratori di particelle in grado di frantumare la materia nei suoi costituenti più elementari e rilevare particelle sempre più piccole o elusive, costruiamo orologi atomici che misurano il tempo con una tolleranza di pochi nanosecondi. E anche se non siamo ancora in grado di costruire apparecchi che viaggino a velocità confrontabili con quelle della luce, è innegabile che le più recenti tecnologie rendono i cosiddetti effetti relativistici sempre più osservabili e misurabili. È quindi proprio da tali tecnologie che ci si aspetterebbe una definitiva conferma della teoria di Einstein. Invece, sono proprio esse a mettere sempre più in crisi il postulato base della teoria, e cioè quello che stabilisce la costanza della velocità della luce per ogni osservatore inerziale. È il caso ad esempio degli orologi atomici a bordo dei satelliti del sistema GPS, che evidenziano una costante asimmetria est-ovest nella propagazione delle onde elettromagnetiche sulla Terra (conosciuta come effetto Sagnac e di cui parleremo in seguito). E ancora, dei recenti esperimenti in cui la luce è stata rallentata sino ad essere addirittura fermata – risultato conseguito contemporaneamente dallo Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e dal Dipartimento di Fisica dell’università di Harward – o di quelli in cui al contrario la luce è stata fatta viaggiare più veloce del limite imposto da Einstein – Istituto di ricerca sulle onde elettromagnetiche del CNR di Firenze e Istituto di ricerca NEC di Princeton. La posta in gioco è alta. Nel caso la falsità del postulato sulla luce venisse definitivamente confermata, si tratterebbe dell’abbandono della Relatività “in toto”, dal momento che, come dichiarò Einstein stesso, l’intera teoria poggia sul postulato della costanza della luce, venendo meno il quale, essa crolla come un castello di carte. Forse proprio per questo, una delle principali occupazioni dei fisici teorici di oggi sembra essere quella di trovare continui escamotages teorici che giustifichino le sempre più frequenti trasgressioni sperimentali al postulato sulla luce, rendendo inevitabile il parallelo con l’affannoso tentativo degli uomini di scienza del passato di tamponare le incongruità tra i moti dei pianeti e il modello Aristotelico Tolemaico. Ovviamente non è facile analizzare in un articolo divulgativo una teoria che in passato si diceva compresa da tre persone soltanto al mondo, Einstein incluso, ovviamente, e che a tutt’oggi è digerita a fatica da buona parte degli studenti dei corsi di fisica, e spesso inconfessabilmente incompresa persino dai loro docenti. I sostenitori della Relatività affermano che, proprio a causa delle complesse implicazioni del modello fisico-matematico alla base della teoria, sia praticamente impossibile per un profano riuscire a farsene un’idea seppur approssimativa, e men che meno un’opinione critica coerente.(1) Ma su questo punto mi sento di dissentire fortemente, per ribadire una volta di più un concetto a mio avviso fondamentale: ciò che più conta in una teoria non sono i modelli matematici, ma le idee che stanno alla base di essi. Il linguaggio matematico, dal più semplice algoritmo al più complesso sistema di equazioni, è indubbiamente un insostituibile strumento per quantificare concetti che comportino relazioni precise e complesse. Ma proprio in quanto linguaggio, esso è criticabile solo formalmente. Ovvero, eleganza e correttezza formale di un modello matematico non garantiscono che esso corrisponda necessariamente alla realtà, esattamente come una frase grammaticalmente ineccepibile non esprime necessariamente un concetto vero. Solamente un’idea può essere compresa, e di conseguenza accettata o rifiutata. Questo articolo vuole esporre al lettore i principali problemi posti dalla Relatività Speciale, nonché i fatti sperimentali che oggi sembrano falsificarla, tentando di trattare la materia nel modo più chiaro e comprensibile possibile, affinché ognuno possa trarre le sue personali conclusioni. La scelta di limitare la nostra analisi alla Relatività Speciale, ovvero a quella parte storicamente più antica della teoria di Einstein che, sulla base del rivoluzionario postulato sulla costanza della luce, riscrive la dinamica dei moti inerziali, è dovuta al fatto che la successiva Relatività Generale, riguardante moti accelerati e forza di gravità, consiste in effetti in una generalizzazione ai moti non inerziali dei principi contenuti nella Speciale. Per cui, la Relatività Speciale costituisce a tutti gli effetti il fondamento dell’intero edificio teorico di Einstein, senza il quale anche la Generale non ha più ragione di esistere, almeno nella forma oggi conosciuta. Dato che si tratta di un argomento complesso, perdonatemi se lo affronterò da lontano, partendo da qualcosa a noi tutti familiare, il suono.
Continua…
– leggi qui la seconda parte dell'articolo –
Il presente articolo è stato pubblicato originariamente su NEXUS New Times nr. 68 (giugno – luglio 2007) – qualsiasi ripubblicazione è gradita, previo riferimento alla fonte originaria cartacea e al corrente link dell'articolo:
< SCOPRI GLI ALTRI CONTENUTI DELLA RIVISTA >
< INFORMAZIONI O ACQUISTO: CLICCA QUI >
NOTE
(1) La grande quantità di libri e articoli divulgativi sul tema oggi disponibili sembrerebbe contraddire tale affermazione, ma in realtà buona parte di essi opera una semplificazione (e distorsione) di concetti tale, da rendere di fatto inattuabile qualsiasi approccio critico.
L’articolo qui presentato è parte di un più complesso e ampio lavoro di ricerca, confluito tra l’altro in alcuni articoli specialistici pubblicati sulla rivista scientifica Apeiron (http://redshift.vif.com/) che hanno come oggetto un’analisi minuziosa e disincantata dei modelli fisico/matematici alla base della Relatività Speciale, nonché delle più note evidenze sperimentali ritenute a favore della teoria.




