L’Esercito Popolare di Liberazione cibernetica di Massimo Mazzucco

Pare che l’unione Europea abbia trovato la propria testuggine da opporre all’avanzata a tutto campo dei cinesi nel mondo: Angela Merkel.

Circa un mese fa il primo ministro tedesco, attraverso le pagine di Der Spiegel, aveva denunciato un massiccio hackeraggio militare da parte dei cinesi, che erano riusciti ad entrare nei sistemi di difesa tedesco e americano. Ieri invece ha fatto imbestialire Pechino, respingendo le loro proteste per il suo imminente incontro con il Dalai Lama, e conferemando anzi che si è trattato di una scelta “voluta e ponderata”.

Mentre quella del Dalai Lama è una questione più che altro simbolica, la faccenda dell’hackeraggio ha scosso molto più profondamente i presunti buoni rapporti che i cinesi sostengono di voler mantenere con l’Occidente.

L’accusa infatti è di aver penetrato il sistema del Pentagono chiamato NIPR-NET, che è un realtà un sistema a basso livello di sicurezza – gestisce soprattutto e-mail e comunicazioni non secretate – ma che pare essere la chiave di volta per mettere rapidamente in campo l’esercito americano nel caso di un improvviso attacco a Taiwan da parte della Cina.

Invece quindi di concentrarsi su hackeraggio supersofisticato, sembra che i cinesi preferiscano insinuarsi nei normali sistemi di comunicazione, contanto probabilmente sulla forza d’urto di migliaia di singoli aggressori al momento di passare all’attacco. Ci sono infatti due modi per neutralizzare un sistema di comunicazione avversario: il primo è quello di scardinarne le chiavi di accesso ai livelli più alti, il secondo – detto DoS, o Denial of Service / Negazione dei Servizi – è di soffocarlo letteralmente con un attacco in massa condotto a qualunque livello del sistema stesso.

E pare che i possessori di laptop pronti a immolarsi in un attacco cibernetico per l’ELP – l’Esercito di Liberazione Popolare – in Cina siano decine di migliaia.

Oggi nel mondo tutti spiano tutti, e non sono solo i cinesi a macchiarsi di queste pratiche poco corrette. Gli occidentali poi sono famosi per spiarsi anche fra di loro: dagli israeliani che spiano gli “alleati” americani, ai francesi che spiano nella stessa Unione Europea, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma i cinesi, a differenza di tutti gli altri, se ne vantano apertamente, e nella scorsa primavera hanno addirittura dichiarato ufficialmente che il nuovo fronte di battaglia per loro si sarebbe spostato proprio sul fronte cibernetico.

Risalire agli autori originali di un qualunque tentativo di hackeragggio non è facile, ed esiste sempre quello che gli americani definiscono “il problema di Tarzana, California”: chi può dire che alla fine ad “attaccare l’America” non sia un qualunque ragazzino di Tarzana, in California [Tarzana in questo caso equivale a Canicattì] che sta simulando un attacco passando attraverso un server cinese?

Denunciati però pubblicamente dalla Merkel, i cinesi non hanno mai negato di essere penetrati nei sistemi americano e tedesco, e anzi quando il loro premier, Wen Jiabao, si è incontrato con lei, lo scorso agosto, si è limitato a dire che “certe cose non dovrebbero succedere”. Forse l’Occidente sta pagando i lunghi decenni di umiliazioni in cui ha sistematicamente preso in giro i cinesi per la loro arretratezza tecnologica.

Già Internet sta costando il potere alla leadership americana, con la progressiva e inarrestabile perdita di controllo sull’informazione globale, ma sarebbe davvero ironico che un sistema di comunicazione inventato dai militari americani finisse per costare loro la supremazia mondiale, proprio perchè caduto in mano di un avversario molto più scaltro e meglio organizzato di loro.


tratto da luogocomune.net

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