Un messaggio alieno è codificato nel nostro DNA? È questa la rivoluzionaria conclusione dello studio di due scienziati kazaki. L’analisi della struttura del DNA mostra sorprendenti analogie con un linguaggio complesso di tipo artificiale. È quello il luogo dove possiamo cercare l’origine aliena della razza umana?

Questa interpretazione li porta a una sola conclusione: che il codice genetico «sembra sia stato inventato al di fuori del sistema solare diversi miliardi di anni fa», una dichiarazione che offre credito all’idea della panspermia, l’ipotesi che la Terra sia stata inseminata di vita interstellare. Una sorta di conquista della galassia basata sull’eternità di un’impronta genetica aliena studiata e impiantata ovunque da super-esseri.
Tuttavia, ci sono altre possibilità alla possibilità di un Disegno Intelligente nel nostro genoma. Che l’Universo sia una sorta di Matrice, simile ad un programma informatico (idea che ha fatto la fortuna della triologia cinematografica di Matrix). L’idea che qualche programmatore ha generato il codice genetico della vita nell’“universo modello” è coerente con i suggerimenti degli autori.

Un’intelligenza creatrice
Uno dei sostenitori di questa visione è lo spagnolo Antonio Martinez (foto in ultima pagina), dottore in medicina e oftalmologia, membro dell’associazione internazionale Medici e Chirurghi per l’Integrità Scientifica il quale, in un’intervista rilasciata al giornalista David Zurdo, ha affermato: «La teoria del Disegno Intelligente si limita ad offrire un altro paradigma alla biologia, un altro modello, che si basa sulla prova che nello sviluppo delle specie viventi è intervenuta un’intelligenza non necessariamente ascrivibile ad alcun libro sacro. Semplicemente constata che la vita non si può spiegare con il fattore “caso”, con il trascorrere del tempo o con l’intervento di mutazioni. In base a ciò, la biologia deve cambiare modello, accettando che la complessità delle informazioni immagazzinate nel DNA, all’interno del nucleo di una cellula, non può essere attribuita solo a questi fattori. Dunque il Disegno Intelligente propone un nuovo sistema di intendere la biologia, non darwinista, che implica la necessità di questa intelligenza nel disegno della vita. Darwin parlava di “selezione naturale” attraverso un meccanismo per cui il più forte sopravvive. Il Neodarwinismo parla delle mutazioni alla base del meccanismo di selezione naturale. Ma oggi, con la conoscenza del materiale genetico, con la conoscenza del fatto che le leggi dell’esistenza risiedono nel carico genetico di ciascuna specie, ci troviamo di fronte a una grande domanda: come è stato possibile che una specie si sia evoluta in un’altra più complessa? Le mutazioni avanzate dai neodarwinisti non sono in grado di spiegarlo in quanto una minima mutazione del patrimonio genetico o non produce nulla oppure produce infermità e morte. Le mutazioni positive sono una chimera teorica e non una realtà sperimentale. Non si conosce nessun meccanismo biologico che produca un incremento delle informazioni nel DNA in una specie per migliorarla». Dunque Martinez disconosce, come i suoi colleghi aderenti al nuovo paradigma, il darwinismo e i suoi meccanismi, sebbene l’Intelligenza da questi chiamati in causa non sia quella dei libri sacri. Dunque, anche il Disegno Intelligente, stando alle parole di Martinez, sebbene ascriva a un’intelligenza la genesi della Vita, non specifica di quale intelligenza si tratti, lasciando un alone irrisolto sulla sua natura, chiarendo solo che la teoria non parla di Dio, o almeno non del Dio dei libri sacri.

Un Universo Cosciente
Il fisico americano Andrei Linde, come molti suoi colleghi, afferma che l’Universo, o meglio, il Multiverso, possiede un’impronta uniforme e sembra essere disegnato affinché non sia l’Uomo a doversi adattare ad esso, ma il contrario. Questo Universo sarebbe strutturato per adattarsi all’Uomo. È ciò che è conosciuto come “Principio Antropico”, divulgato per la prima volta dal fisico Brandon Carter dell’Università di Cambridge nel 1973. Carter affermò che una serie casuale di leggi avrebbe lasciato l’universo morto e oscuro e che le leggi della fisica stesse, per come le conosciamo, sono “tarate” per far emergere la vita e, dunque, l’Uomo. Un’innumerevole serie di fattori concomitanti avrebbe quindi fatto sì di permettere la vita, un numero talmente alto che è contro ogni legge statistica e ogni calcolo delle probabilità, secondo questi fisici contemporanei. «La Vita non sembra essere una componente accidentale dell’Universo – ha detto Linde – ma pare esserne il suo fine ultimo. Se solo uno di questi innumerevoli fattori fosse stato solo di poco diverso da quello che è, oggi non esisteremmo». Linde ha anche speculato che la coscienza potrebbe essere una componente fondamentale dell’Universo, proprio come lo spazio e il tempo, e questo sarebbe dimostrato dalla relazione rilevata in laboratorio tra l’osservatore e le particelle osservate: le due componenti si influenzano vicendevolmente. Ciò dimostra che tutto forma un sistema unico dove la coscienza ha la sua parte. In breve, la Creazione esiste in quanto esiste qualcuno che la osserva. Non è forse questa la ragione insita nella creazione dell’Uomo, narrata da tutte le Grandi Tradizioni Spirituali di ogni epoca e luogo, semplicemente spogliata dei suoi elementi allegorici e simbolici? Non è stato sempre detto in antico che Tutto è Uno? «Senza qualcuno che osservi l’Universo – ha affermato Linde – l’Universo non esisterebbe». Anche il Fisico James Gardner si è espresso in termini simili con la sua teoria dell’Universo Autocosciente, affermando che la vita e l’intelligenza sono i primari fenomeni cosmologici e che tutti gli altri fenomeni, vale a dire ciò che la fisica definisce “costanti fondamentali” per l’Universo, sarebbero in realtà solo secondarie. Gardner ha speculato che alla base di questa creazione, nei primi momenti di vita di questo e di altri universi, vi sia stata una “forma di vita intelligente altamente evoluta” che lo ha provvisto di un “codice cosmico” (un insieme di leggi fisiche e costanti) finalizzato alla vita, in grado, una volta giunta al massimo stadio di evoluzione (consapevolezza) di ripetere il ciclo. Chi può mai essere questa forma di vita altamente evoluta alla base della creazione? Alieni? O un Super-Essere primordiale? Non si può, in effetti, escludere una forma di Coscienza Universale. L’Uomo, quale essere al massimo stadio di evoluzione, si comporterebbe come il DNA, avendo come compito quello di essere l’organo riproduttivo della creazione stessa, in grado di spargere il seme della creazione e le sue costanti geometriche in lui insite, e questo sembra essere proprio quello che ipotizzano i sue studiosi kazaki Vladimir I. shCherbak e Maxim A. Makukov . A questo punto, siamo giunti a definire quello che è lo scopo ultimo del grande Disegno Intelligente, che riunifica Scienza e Spirito, vale a dire la Coscienza/Consapevolezza.

Articolo di Adriano Forgione
tratto dalla rivista X-Times n°56
Attraverso: segnidalcielo.it


