La “società della post-verità” o dell’eterodirezione

Dall’esperimento sociale del Covid al sabotaggio del Nord Stream: perché la massa ha scelto di non vedere più la realtà

Perché la massa accetta senza battere ciglio la discrepanza assoluta tra i fatti storici/economici/oggettivi e la narrazione ufficiale.

“Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi.” (E. de La Boétie)

Facciamo un passo indietro, torniamo al ‘ricatto vaccinale’ dell’era Covid. Come è stato possibile convincere la quasi totalità degli italiani a farsi iniettare un composto genetico sperimentale, benché nello stesso foglietto illustrativo fosse chiaramente identificabile come tale? Perfino i vegani, solitamente intransigenti su ogni derivato animale, hanno accettato un prodotto sviluppato tramite linee cellulari animali e perfino fetali umane (come la HEK-293).

Questo non è stato un fallimento della logica, ma un trionfo dell’ingegneria sociale. Edward Bernays, nipote di Freud e padre delle moderne pubbliche relazioni, teorizzò che la democrazia stessa richiede una ‘minoranza invisibile’ capace di dirigere i desideri e le paure delle masse. Per Bernays, l’uso della paura non è un malfunzionamento del sistema, ma lo strumento di calibrazione necessario per ‘organizzare il caos’ della mente collettiva.

Il sistema non ha cercato di convincere tramite il dibattito scientifico — che è stato anzi soppresso — ma ha applicato quella che Bernays chiamava la ‘fabbrica del consenso’. È bastato fare leva sulla paura ancestrale della morte per indurre una regressione psichica: l’individuo, terrorizzato, smette di ragionare in termini di diritto o coerenza e cerca rifugio nell’autorità, delegando il pensiero a chi gli promette la salvezza.

Il dissenso non è stato confutato, è stato patologizzato. Chi poneva domande è stato isolato, colpevolizzato e trasformato in un ‘untore’ o in un nemico pubblico. In questo modo, un tema medico è stato trasmutato in una guerra di religione civile, dove l’obbedienza al rito (l’iniezione) diventava il segno di appartenenza alla ‘parte giusta’ della società, mentre la coerenza etica (come quella dei vegani o dei difensori dell’integrità corporea) veniva sacrificata sull’altare del conformismo di massa

Se puoi convincere un vegano ad accettare l’uso di cellule fetali in un farmaco sperimentale, puoi convincere un pacifista ad applaudire l’invio di missili a lungo raggio. Il meccanismo psicologico è identico: basta sostituire il marchio tribale e agitare un nuovo spauracchio esistenziale.

La metamorfosi della sinistra — passata in pochi anni da posizioni pacifiste e anti-imperialiste a diventare il principale ariete dell’atlantismo bellico — è la prova definitiva che le ideologie moderne sono state svuotate di contenuto e ridotte a semplici ‘brand tribali’. In questo scenario, la massa non segue più un sistema di valori coerente, ma risponde a un riflesso condizionato di appartenenza.

Per rendere accettabile questo ribaltamento totale, il sistema utilizza la cosiddetta ‘Finestra di Overton’: una tecnica di manipolazione che sposta gradualmente ciò che è considerato ‘accettabile’ o ‘morale’ dall’opinione pubblica. Ciò che ieri era una follia guerrafondaia, oggi viene presentato come ‘difesa della democrazia’.

Se il ‘capo tribù’ mediatico e politico decreta che il nemico è cambiato, la tribù si adegua istantaneamente per evitare il terrore dell’esilio sociale. È il trionfo del ‘bipensiero’ orwelliano: la capacità di sostenere due idee opposte contemporaneamente (essere per la pace ma finanziare la guerra) senza avvertire alcun conflitto logico. La coerenza viene sacrificata sull’altare della sopravvivenza nel gruppo: l’importante non è essere nel giusto, ma non finire fuori dal cerchio dei ‘buoni’ disegnato dal sistema.

Una volta che la tribù è stata addestrata a ignorare la propria coerenza morale, è pronta per il passo successivo: ignorare i propri interessi materiali. Cosa dire, altrimenti, del caso Nord Stream? La notizia del coinvolgimento ucraino (con l’avallo o il silenzio complice di altri attori occidentali) avrebbe dovuto scatenare l’immediato disimpegno dell’Italia e un’azione legale per terrorismo internazionale contro un asset strategico europeo. Invece, l’evento è passato sotto un silenzio mediatico tombale, rotto solo per presentare un danno economico incalcolabile come un ‘sacrificio necessario’ per la libertà.

I cittadini sono stati indotti a pagare — letteralmente, nelle bollette — per un atto di sabotaggio compiuto contro loro stessi. Questo è il trionfo della ‘Società dello Spettacolo’ teorizzata da Guy Debord: la realtà dei fatti scompare dietro la rappresentazione mediatica. Non conta più il tubo che esplode o l’economia che affonda, conta solo il racconto eroico che giustifica il disastro.

E non è stata la prima volta. Nel 2011, l’Italia partecipò al suicidio dei propri interessi energetici in Libia per compiacere Parigi e Washington, distruggendo il lavoro di decenni in cambio del caos migratorio ed economico. La mancanza di rivolta dimostra che la percezione dell’interesse nazionale è stata sostituita da un ‘Eterno Presente’: un flusso di notizie senza memoria dove l’errore di ieri viene cancellato dalla propaganda di oggi.

Questa amnesia programmata è la base dell’attuale dissonanza cognitiva riguardo le azioni di Israele, USA e Russia. Esiste ormai una gerarchia delle vittime e una gerarchia dei carnefici, stabilita a tavolino. Se un’azione viene compiuta dall’’Occidente Benevolo’, è difesa della democrazia; se la compie l’avversario, è male assoluto. La capacità della massa di ignorare crimini di guerra documentati di certi alleati mentre invoca il tribunale dell’Aia per altri è la prova finale: il giudizio morale è stato definitivamente sostituito dal tifo geopolitico. La massa non chiede più giustizia, chiede che la propria fazione vinca, a qualunque costo etico o economico.

Demenza di massa?

È demenza di massa? Forse sì, forse no. Il sistema ha capito che per controllare le persone non serve la forza bruta (che genera resistenza), ma è sufficiente puntare sul sovraccarico informativo, sulla pressione sociale. e sulla distrazione Troppe notizie contrastanti portano alla rinuncia a capire. Il terrore di essere etichettato come “complottista”, “filo-putiniano” o “no-vax” agisce come una museruola invisibile. Mentre i gasdotti saltano e i diritti vengono calpestati, l’attenzione viene spostata su battaglie ideologiche di superficie o intrattenimento di massa.

Si fa leva su una combinazione di fattori strutturali che rendono l’essere umano estremamente manipolabile.

Accettare che gli ucraini abbiano distrutto il Nord Stream, o che i propri governi abbiano partecipato a crimini di guerra in Libia o altrove, richiede un prezzo psicologico altissimo.
Se accetto questa verità, devo anche accettare di vivere in uno Stato “canaglia” o guidato da criminali.
Questo rompe il senso di sicurezza e protezione che il cittadino cerca nell’autorità.
Il cervello preferisce la “comoda bugia” (la narrazione del sistema) alla “scomoda verità”, perché la verità imporrebbe di agire, ribellarsi o vivere in un costante stato di angoscia. È una pigrizia morale protettiva.

Gli studi di Solomon Asch hanno dimostrato che la maggior parte delle persone è disposta a negare l’evidenza dei propri sensi (dire che una linea corta è lunga) pur di non essere l’unica voce fuori dal coro. Il sistema oggi non usa la polizia per zittirti, usa lo stigma sociale. Essere etichettato come “filo-russo”, “complottista” o “no-vax” significa l’esclusione dal gruppo, la perdita di reputazione o del lavoro. Entra in ballo l’istinto di sopravvivenza sociale, l’essere umano è teme l’esilio più della menzogna.

Nel caso del Covid o delle crisi energetiche, il sistema applica la manipolazione basata sulla perdita: “Se non obbedisci (al vaccino/alle sanzioni/alla NATO), perderai qualcosa di vitale (il lavoro/la salute/la libertà/la pace)”. Quando le persone sono messe in uno stato di iper-allerta emotiva, la corteccia prefrontale (quella del ragionamento logico) si spegne. In quello stato, puoi far credere qualunque cosa, anche l’inversione a 180 gradi delle posizioni politiche (come quella della sinistra sulla NATO), perché il suddito non guarda più alla coerenza, ma solo alla mano che gli promette la salvezza.

L’umanità non è “scema” per natura, ma è sicuramente “programmabile”.

L’informazione è diventata un’arma: chi controlla i flussi di dati controlla la percezione della realtà. Il sistema scolastico e mediatico ha sostituito l’insegnamento del “come pensare” con il “cosa pensare”, atrofizzando il pensiero critico

Questa cecità programmata non riguarda solo l’economia o la guerra, ma penetra nel midollo della nostra etica quotidiana. Quando un sistema perde la propria bussola morale e logica, finisce inevitabilmente per proteggere il marcio. Non lo fa per una distorta forma di pietà, ma per istinto di conservazione.

Già alla fine dell’800, Gustave Le Bon spiegava che quando gli individui si aggregano in una folla, il loro quoziente intellettivo non si somma, ma si annulla. La folla è impulsiva, mobile e irritabile. Non ammette ostacoli tra il proprio desiderio e la realizzazione dello stesso. In una massa, l’individuo perde la sua coscienza critica e acquisisce un senso di potenza invincibile che gli permette di cedere a istinti che, da solo, avrebbe frenato. Per questo la massa accetta l’inversione di rotta della NATO o il sabotaggio dei propri interessi senza battere ciglio: non sta ragionando, sta sentendo l’impulso del leader.

Storicamente, i grandi cambiamenti non sono mai stati opera di una maggioranza consapevole, come la narrativa racconta, sono sempre stati opera di minoranze attive (spesso non più del 3-5%) che hanno saputo direzionare l’inerzia della massa.

Il problema attuale è che queste minoranze attive sono corrotte e manipolatrici.

La massa è un vettore di forza, non di pensiero. Se il sistema le dice che il gasolio costa caro “per colpa di Putin” (mentre gli alleati fanno saltare i tubi), la massa ci crede perché la verità richiederebbe uno sforzo di autonomia che la folla non può compiere.

José Ortega y Gasset descriveva l’ “uomo-massa” come colui che si sente “come tutti gli altri” e non ne soffre, anzi, ne gode. È l’individuo che non si sforza, che non ha una disciplina intellettuale e che crede di avere il diritto di imporre i suoi luoghi comuni a tutti.

Questo spiega l’obbedienza ai ricatti (Covid o energetici): l’importante per l’uomo-massa non è avere ragione, ma stare dalla parte del più forte e di chi urla più forte in TV.

In un mondo che ha deciso di vivere in un eterno presente, senza memoria storica e senza rigore logico, l’individuo che conserva entrambe le facoltà diventa un elemento di disturbo.

Chi è ancora in grado di guardare il re nudo e di chiamare il crimine con il suo nome, senza farsi distrarre dai brand tribali o dalle emergenze indotte, rappresenta l’errore nel software. È il ‘glitch’ in una massa strutturalmente destinata all’emotività e alla sottomissione. Mentre la folla, guidata dall’impulso del leader di turno, continua a scambiare la propria schiavitù per libertà e il proprio silenzio per civiltà, al singolo non resta che la lucida, amara consapevolezza di non appartenere al gregge. Essere l’errore nel sistema è oggi l’unica forma di dignità rimasta a chi rifiuta di farsi infinocchiare dalla narrazione di un potere che, mentre predica il progresso, protegge la barbarie più abbietta.

 


Il re nudo

È una celebre fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen, pubblicata nel 1837 col titolo I vestiti nuovi dell’imperatore. Un imperatore, vanitoso e ossessionato dai vestiti, viene avvicinato da due imbroglioni che si spacciano per tessitori. Essi sostengono di saper tessere una stoffa straordinaria, che ha una proprietà magica: è invisibile agli stolti e a chi non è degno della carica che occupa. L’imperatore, incuriosito, paga loro cifre esorbitanti per avere un abito fatto di questo materiale. I truffatori montano dei telai vuoti e fanno finta di lavorare febbrilmente. L’imperatore invia i suoi ministri a controllare il lavoro. Questi, pur non vedendo assolutamente nulla, mentono per paura di passare per stupidi o incompetenti. Quando l’imperatore stesso va a vedere l’abito, non vede nulla, ma per non apparire indegno del trono, finge di ammirare la bellezza della stoffa, dei colori e dei ricami. Arriva il giorno della grande parata. L’imperatore sfila per le strade della città completamente nudo, convinto di indossare il vestito più regale mai creato. I sudditi, che hanno sentito parlare della proprietà magica della stoffa, applaudono e lodano l’abito per timore di essere giudicati mediocri o indegni.
Un bambino improvvisamente esclama con semplicità: “Ma il re è nudo!”

A quel punto tutti iniziano a ridere, riconoscendo l’evidenza. L’imperatore, pur comprendendo finalmente la situazione, decide di continuare la sfilata con ancora più alterigia, perché ammettere l’errore sarebbe stato peggio che continuare la finzione.


Per approfondire

Gustave Le Bon, Psicologia delle folle (1895)

Edward Bernays, Propaganda (1928)

Sigmund Freud, Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921)

Solomon Asch, Opinions and Social Pressure (1955)

José Ortega y Gasset, La ribellione delle masse (1929)

Guy Debord, La società dello spettacolo (1967)

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari (1975)

Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo (1951)

George Orwell, 1984 (1949)

Aldous Huxley, Il mondo nuovo (1932)

Noam Chomsky, La fabbrica del consenso (1988)

Christopher Lasch, La ribellione delle élite (1994)

Michel Foucault, Sorvegliare e punire (1975)

Byung-Chul Han, Psicopolitica (2014)

Hans Christian Andersen, I vestiti nuovi dell’imperatore (in Fiabe, 1837)

Étienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria (1576)

ULTIME NOTIZIE

La geopolitica delle anime: Il destino delle nazioni nel 2026

Il teatro delle anime stellari di Leo Infinito   Perché la fine del petrolio è scritta nelle...

Il sistema protegge la barbarie

Zoosadismo e pedofilia estrema: il sistema protegge la barbarie Perché il contratto sociale è fallito...

Folle o folli?

Ago, filo e marmellata di Maria Grazia E. Roselli Folle o folli?   Girovagando su Face, ho trovato questa...

Nexus New Times #177

CHI NON CI LEGGE, NON CI MERITA Questa parafrasi di un celebre modo di dire...

Visita NexusEdizioni.it

[adrotate group="2"]

NOTIZIE CORRELATE

Il sistema protegge la barbarie

Zoosadismo e pedofilia estrema: il sistema protegge la barbarie Perché il contratto sociale è fallito...

Il declino di un genio

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie,...

Magia della chimica naturale anti inquinamento

Addio alluminio: come il comune calcare sta rivoluzionando la pulizia delle acque industriali Un gruppo...