Folle o folli?

Ago, filo e marmellata

di Maria Grazia E. Roselli


Folle o folli?

 

Girovagando su Face, ho trovato questa foto di Mariano Amici intitolata: “Viviamo nella miglior fantasy di tutti i tempi”.

Guardando la prima casella mi sono ricordata che tanti, tanti anni fa, solo a Milano alla Facoltà di Medicina, eravamo più di 120.000 “umani” a sapere per certo che un DNA XY fosse un maschio!

Ma mi sono anche ricordata che, tra i banchi, girava una storiella: “Una ragazza, all’esame di anatomia, stava parlando dell’osso penieno e il professore la interruppe dicendo: questa sarà la sua opinione, ma devo bocciarla”.

Nessuno sa come reagisse la ragazza, ma qualcuno pensa che lanciasse un anatema:

Verrà il giorno in cui le opinioni varranno più della realtà!!!

Non so se sia a causa dell’anatema [non ci sono prove scientifiche in merito] o un evolversi casuale della situazione, ma Iman Khelif: vince la Medaglia D’oro Pugilato, ai Giochi della XXXIII Olimpiade – Pesi welter femminile.

Potrei continuare in tal senso ab libitum ma queste 12 caselle sono solo una piccolissima parte della dimostrazione che oggi: opinione – realtà: 1-0!

Come è successo?

La messa in pratica di anni e anni di studi su come avere potere sulle folle?
E allora guardiamole queste folle che oggi definiamo invece massa [singolare]

Gustave Le Bon, antropologo, psicologo sociale e sociologo francese.

 

attualmente, perché utilizziamo massa anziché folla?1 […] un primo motivo potrebbe essere dettato dal fatto che “folla” è inquadrabile in un apparato puramente psicologico. Quindi parliamo di una visione che non è facile da rendere “universale” perché piuttosto “personale”. Inoltre ci troviamo una sorta di pregiudizio per la sua radice qualitativa che richiama la patologia psicologica, ovvero quella follia che richiama insicurezza e criticità ma soprattutto imprevedibilità. Un altro motivo potrebbe essere quello per cui, essendo invece il termine “massa” parte del lessico marxista (quindi legato a fenomeni più materialistici e nello specifico di stampo economico) sia stato più facile per l’individuo renderlo “universale” dato che risulta di più facile comprensione il passaggio da concetto astratto a elemento concreto, reale, scientifico e materialista”.

Ma più avanti nel libro Psicologia delle folle, Le Bon, parla di anima collettiva, unità mentale, annientamento dell’individualità cosciente e orientamento dei sentimenti e dei pensieri in un’unica direzione:

basterà che qualcosa unisca queste persone2

E dopo poche righe quello che mi interessa maggiormente:

lo stesso può succedere anche per un popolo intero, il quale, senza un’agglomerazione visibile, può comunque diventare folla sotto l’azione di questa o quella influenza”.

Senza un’agglomerazione visibile.

Ecco, è questa la massa che ci interessa oggi: uno (o più) popoli interi che, senza un’agglomerazione visibile, orienta nella stessa direzione pensieri, sentimenti e…opere!

Forse è per questo che si parla di massa al singolare, come se fosse una “cosa” unica.

Sia in Psicologia delle folle di Le Bon che in Massa e potere di Canetti (e in tanti, tanti, altri) possiamo trovare tutto ciò che riguarda un insieme di persone che agiscono contemporaneamente [con un fine comune?] secondo certi schemi.

Elias Canetti, premio Nobel Letteratura 1981, Dutch National Archives

Ma quello che ci interessa maggiormente non è quella massa: Fenomeno enigmatico quanto universale è la massa che d’improvviso c’è la dove prima non c’era nulla,3 bensì quell’insieme di persone che c’è e c’è sempre stato, che oggi viene sì definito massa ma in realtà rappresenta, solo, la maggioranza degli esseri umani che popolano la terra.

E perché allora li riconosciamo e studiamo come massa?

Per distinguerli da chi li gestisce.

Ed è qui che mi sono tornate in mente le parole di Luca Placidi (Tracce Di Classe):

Le classi dominanti, le élite non hanno vinto solo con il denaro, con la televisione, con i media, ma hanno vinto soprattutto [..] perché hanno generato un popolo che sostanzialmente ne riproduce i valori: la prudenza, l’egoismo, la paura, l’opportunismo, tutti i valori, diciamo così, delle élite, secondo cui il popolo, i subalterni, poi dopo, aspirano e modellano sé stessi.” [ho messo subalterni in grassetto per ritrovarlo più in fretta].

Ora, se guardiamo la situazione 500 anni dopo il Discorso della servitù volontaria di De la Boétie e 130 anni dopo Psicologia delle folle di Le Bon, possiamo cercare di capire cosa indirizza la folla o la massa o il popolo o i cittadini sino a portarli a negare la realtà fattuale [Si riferisce a ciò che esiste concretamente e può essere verificato, basandosi su dati reali, empirici e tangibili, contrapponendosi a supposizioni o apparenze. I.A.], in onore dell’Osso Penieno.

Un piccolo esempio?

Quasi un milione di persone residenti a Milano non possono muoversi o tornare a casa loro dal lunedì al venerdì dalle 7e30 di mattina alle 7 e 30 di sera a meno che paghino “un fiorino” [qualcuno dice il pizzo] o possiedano un’auto che “piaccia” a Beppe Sala o a Ursula von der Leyen, [all’anagrafe Albrecht ma è sua opinione che il cognome del marito sia più bello] eppure non ho mai visto una manifestazione (di massa) per abolire l’area C e l’area B (praticamente tutta Milano) almeno per chi ci abita.

Come è possibile?

Umiliati e contenti?

Étienne de la Boétie (1530-1563) direbbe:

“[…] risultato modificabile di una serie di circostanze che possono indurre a dimenticare, anche completamente, quel desiderio di libertà che, solo, fa di ciascuno di noi un essere umano. Rendendoci servi volontari, umiliati e contenti, di un “tiranno”. Di un “ometto” senza qualità, un padrone o un leader privo di qualsiasi attributo (potenza o merito, grandezza o carisma) in grado di giustificare una simile perversione”.4

Visto che faccio parte anch’io della massa, mi fa girare vorticosamente le palle [che non ho, ma è un modo di dire] dover ammettere che la mia vita e i miei pensieri vengano gestiti da qualcuno che visto le ultime “nuove” su Epstein non è proprio il modello che sceglierei se non venissi manipolata.

E non bastasse, dover riconoscere come vero anche il meccanismo riportato da Luca Placidi:

[…] Pasolini va a descrivere in queste pochissime brevissime righe in realtà un servilismo che non è un servilismo che nasce dalla paura […] ma un servilismo che nasce dall’abitudine […] perché il servo in questa logica […] non odia il padrone ma lui odia il suo simile […] però i rapporti di forza sono tali e sono così sproporzionati oggi anche perché si è insegnato agli oppressi ad autogovernarsi secondo la morale dei padroni […].

Così dopo aver consumato un cuscino a pugni (per sfogare la rabbia) ed aver pianto tutto ciò che potevo piangere farò le pulci (andrò a rompere le palle) a Etienne, primo perché non può denunciarmi e secondo perché certe conoscenze sul corpo umano non erano ancora state scoperte.

È vero che: circostanze che possono indurre a dimenticare, anche completamente quel desiderio di libertà che, solo, fa di ciascuno di noi un essere umano, ma non è vero: Rendendoci servi volontari, umiliati e contenti.

Perché oggi sappiamo che il corpo degli esseri umani [perlomeno quello delle masse], che è molto più intelligente dell’umano che lo possiede, non è né volontario né contento anzi non ci abbandona e si impegna per farci sopravvivere anche se noi lo obblighiamo, accettando una qualità di vita contraria sia alla biologia che al benessere, a negare sé stesso.

Così, anche se gli esseri umani accettano per buono ciò che le leggi umane promettono (avevo scritto permettono ma sbagliavo) come buono, [come tagliare il clitoride alle bambine o violentare un bambino come atto di amore, o comperare una bambina come moglie, o reputare le donne (che ci hanno partorito) inferiori all’uomo o credere nella legge del più forte (competizione) invece che alla cooperazione (dimostrata ultimamente come unica legge della vita)], il nostro corpo sa che non è vero.

Allora se il nostro corpo conosce la realtà, ma l’umano che ci alberga dentro crede e vive secondo l’opinione di chi lo gestisce, [che verrebbe da dire: non è proprio un premio Nobel, ma visto a chi viene dato il Nobel ultimamente non si può più dire] qual è il risultato?

Circa 8 miliardi di persone (una folla enorme) che si alzano la mattina e cominciano a correre per riuscire a sopravvivere alle opinioni dei superiori.

Da qui torno al titolo: folle o folli?


 

1. Gustave Le Bon, Psicologia delle folle, prefazione, The Strategic Club, IBEX Edizioni, Cesano Maderno 2024, pp. 7-8.
2. Idem, pp. 31-32.
[Concetto James Fahy “Nothing unites humans like a common enemy”- M.L. Rio: Nothing unites men like a common enemy”- Umberto Eco: Pur non usando esattamente queste parole, ha approfondito il concetto nel saggio Costruire il nemico, spiegando come un avversario comune sia fondamentale per definire l’identità di un gruppo e tenerlo unito]
3. Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi Edizioni S.P.A. Milano 2010, p. 19.
4. Étienne de la Boétie, Discorso della servitù volontaria, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 2016, p. 15.

ULTIME NOTIZIE

Nexus New Times #177

CHI NON CI LEGGE, NON CI MERITA Questa parafrasi di un celebre modo di dire...

Il declino di un genio

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie,...

L’Italia riassume l’intera genetica europea

Scolpiti dal clima: il viaggio del DNA italiano che svela i misteri del passato. La...

Magia della chimica naturale anti inquinamento

Addio alluminio: come il comune calcare sta rivoluzionando la pulizia delle acque industriali Un gruppo...

Visita NexusEdizioni.it

[adrotate group="2"]

NOTIZIE CORRELATE

Persuasione o manipolazione?

Ago, filo e marmellata di Maria Grazia E. Roselli Volontà, persuasione e manipolazione. Vogliamo davvero quello che vogliamo? È...

A VOLTE RITORNANO…

Come recitava il titolo di un film degli anni ’90, “A volte ritornano”... ed...

Digital divide intergenerazionale: sono vecchia, non rincoglionita…

Ago, filo e marmellata di Maria Grazia E. Roselli Digital divide intergenerazionale Oggi mi dedicherò alla burocrazia! Andiamo al...