Scolpiti dal clima: il viaggio del DNA italiano che svela i misteri del passato.
La divisione tra nord e sud? È avvenuta 19.000 anni fa.
La Sardegna? Patrimonio di DNA antico.
Il nostro Paese riassume l’intera genetica europea.
Uno studio di rilevanza internazionale pubblicato su BMC Biology, coordinato da Marco Sazzini e Stefania Sarno dell’Università di Bologna, ha analizzato l’intero genoma (con più di 17 milioni di varianti genetiche), di 40 individui, scelti per rappresentare l’intera variabilità della penisola. Si tratta di sequenziamento genomico completo ad alta copertura che supera i limiti delle tecnologie precedenti, permettendo un’analisi estremamente approfondita.
Poi ha confrontato quei dati con 582 reperti umani provenienti da tutta l’Eurasia occidentale, che coprono un arco temporale tra il Paleolitico Superiore e l’Età del Bronzo: circa 40.000 anni di storia biologica scritta nel DNA antico.
I risultati dell’analisi sono sorprendenti.
Anzitutto è emerso che l’Italia è un vero e proprio microcosmo genetico capace di riassumere in un’unica penisola l’intera diversità biologica del continente europeo.
Il cuore della scoperta, tuttavia, è nella datazione e nelle cause della divergenza genetica tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Prima di questa ricerca, si pensava che le differenze fossero dovute principalmente a migrazioni recenti (Greci, Arabi, Normanni o contadini neolitici). Lo studio ha invece rilevato che tale separazione è molto più antica e risale a circa 19.000 anni fa.
Durante la glaciazione, il Sud fu un rifugio climatico, in seguito, man mano che i ghiacci retrocedevano e il clima si scaldava, le popolazioni iniziarono a dividersi seguendo traiettorie evolutive distinte. Il Nord ricevette flussi genici dalle steppe eurasiatiche e dalle culture dell’Europa centrale, mentre il Sud mantenne legami con il bacino del Mediterraneo orientale, l’Anatolia e il Caucaso, agendo come terminale occidentale per la diffusione dell’agricoltura.
A questa complessa stratificazione migratoria si affiancò l’azione della selezione naturale. Al Nord, il freddo delle Alpi e delle pianure ha favorito individui capaci di ottimizzare la termogenesi e la gestione di diete ipercaloriche. Questa eredità preistorica si traduce oggi in un beneficio medico concreto: gli abitanti del Nord Italia possiedono varianti genetiche che li rendono biologicamente più resistenti all’obesità e al diabete di tipo 2, con un’incidenza della malattia che risulta quasi dimezzata rispetto al Sud.
Nel Sud, l’evoluzione ha favorito chi aveva una melanogenesi maggiore, in grado di garantire protezione contro i raggi UV del forte irraggiamento solare. Un’eredità genetica che ancora oggi riduce significativamente la suscettibilità ai tumori della pelle. Allo stesso tempo ha favorito la sopravvivenza di chi meglio resisteva ai patogeni tipici dei climi mediterranei, determinando il fatto che, ancora oggi, le popolazioni del Sud siano meno esposte alla nefropatia da IgA, una comune infiammazione renale molto più diffusa nelle regioni settentrionali.
L’Italia centrale (Toscana, Marche e Lazio) costituisce il confine sfumato di questa separazione genetica, dove evidentemente le popolazioni e i genomi si mescolarono.
La Sardegna rappresenta l’eccezione più marcata al gradiente genetico nord-sud che caratterizza l’Italia continentale. Mentre il resto della penisola ha subito continue ondate migratorie successive, la Sardegna, grazie all’isolamento geografico, ha preservato un’interessante struttura genetica più “Neolitica”, presentando la più alta affinità con i campioni di DNA antico dei primi agricoltori europei. In pratica l’isola è un vero e proprio modello vivente per studiare il patrimonio biologico dell’Europa di 8.000 anni fa, che nelle altre zone italiane è stato diluito o cancellato dai flussi migratori successivi, soprattutto negli ultimi 2000 anni.
Gli italiani del Nord e del Sud condividono una porzione sostanziale e quasi identica di DNA con i sardi (48% per il Nord e 43% per il Sud). Il dato non indica una migrazione recente dalla Sardegna verso il continente, ma riflette l’antica base comune di agricoltori neolitici che un tempo popolava tutta l’area euro-mediterranea. Uno sguardo diretto a come era questa popolazione prima della diversificazione.
Il segreto della longevità italiana è nel DNA del sud
Un altro pilastro fondamentale della ricerca riguarda il segreto della longevità italiana.
Lo studio dimostra che le reti geniche coinvolte nella risposta allo stress cellulare, nella pulizia delle cellule e nel ritardo delle malattie legate all’invecchiamento sono particolarmente pronunciate nel Centro-Sud. Indipendentemente da dove risiedano oggi, i centenari italiani mostrano una firma genetica che li riconnette a questo specifico background ancestrale mediterraneo, evidenziando come la capacità di vivere a lungo sia scritta in varianti genetiche selezionate millenni fa per rispondere a sfide nutrizionali e infettive.
L’eredità finale di questo lavoro risiede nel campo della medicina evolutiva e personalizzata. L’Italia non è semplicemente un mosaico di culture e dialetti, ma un laboratorio naturale dove 20.000 anni di interazioni tra geni e ambiente hanno creato profili di salute divergenti. Comprendere che un paziente del Nord e uno del Sud portano con sé “scudi” biologici differenti, forgiati da ghiacciai o dal sole del Mediterraneo, permette di superare le generalizzazioni cliniche, offrendo una mappa precisa per prevedere rischi patologici e risposte ai farmaci basata sulla storia evolutiva impressa nel nostro genoma.


