La Marina svedese ascoltò per oltre 10 anni i peti delle aringhe

Negli anni ’80, la Svezia era in costante allerta per le incursioni di sottomarini sovietici nelle sue acque territoriali. In tale contesto poneva attenzione maniacale alla sorveglianza dei suoi mari e all’ascolto tecnologico dei fondali. Per oltre un decennio, fino ai primi anni ’90, i sofisticati sonar della marina militare svedese captavano costantemente un suono sospetto: un crepitio ritmico, veloce, simile a una serie di piccoli scoppi. Gli analisti erano certi: si trattava di sottomarini sovietici classe Piranha (mini sommergibili spia) o di sommozzatori russi che operavano in segreto nei fiordi svedesi.

La tensione diplomatica arrivò alle stelle, con proteste formali inviate a Mosca. Ma c’era un problema: nonostante le cacce sottomarine massicce, non veniva mai trovato nulla. Il mistero si faceva sempre più fitto, anche perché gli strani segnali continuarono ad essere captati anche dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Quali sofisticati e invisibili apparati spionistici si muovevano nei fondali delle acque svedesi? Chi ne era responsabile? Con quali intenti?

Nel 1996, la marina svedese decise di chiedere aiuto alla scienza. Il professor Magnus Wahlberg venne invitato a bordo di una nave militare per ascoltare i segnali e venire a capo del mistero. Lo scienziato, collaborando con Håkan Westerberg, sincronizzò i suoni con le riprese dei fondali, quindi raggiunse la sua conclusione, che lasciò gli ammiragli a bocca aperta: quel che veniva ascoltato non era prodotto da tecnologia, ma dai “peti” delle aringhe che i sensibilissimi idrofoni militari captavano. Quale conferma, effettuò test in acquario, ottenendo esattamente le stesse emissioni.

Le ricerche condotte da Wahlberg, Westerberg e, parallelamente, da Ben Wilson in Canada, scoprirono in tale occasione il comportamento biologico unico di questi pesci che inghiottono aria in superficie e la immagazzinano nella vescica natatoria. Per comunicare con il resto del banco, specialmente di notte quando la visibilità è nulla, espellono minuscole bolle d’aria dal condotto anale.

Tali segnali, soprannominati dai ricercatori FRTs (Fast Repetitive Ticks), emettono un suono ad alta frequenza che le aringhe possono sentire chiaramente, ma che molti dei loro predatori non percepiscono.

Per questa ricerca, Wahlberg e Westerberg hanno vinto il Premio Ig Nobel per la Biologia nel 2004.

La scoperta portò a una situazione paradossale: il Primo Ministro svedese dovette scrivere una lettera al Presidente russo Boris Eltsin per scusarsi implicitamente delle accuse mosse negli anni precedenti.

Oggi, il caso delle “aringhe svedesi” è studiato come un esempio fondamentale di come i bias cognitivi (vedere ciò che ci si aspetta di vedere, in questo caso un nemico della Guerra Fredda) possano influenzare l’interpretazione dei dati scientifici e militari e di come tale bias possa portare un’intera nazione a spendere decenni temendo un’invasione nemica, quando invece ascoltava …peti.

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