Trasformare le scorie nucleari in energia: la rivoluzione tecnologica negli Stati Uniti

La gestione dei rifiuti radioattivi è da decenni una delle sfide più complesse e costose dell’energia nucleare. Oggi, però, nuove tecnologie e programmi di ricerca negli Stati Uniti stanno tentando di convertire ciò che per anni è stato considerato un peso in un potenziale vettore energetico utile. Iniziative pubbliche e private promettono non solo di ridurre la quantità di scorie pericolose, ma anche di estrarne energia, combustibile o materiali preziosi.

Una delle frontiere più sorprendenti è l’uso di acceleratori di particelle per bombardare materiale radioattivo e generare energia elettrica o accelerare la decadenza degli isotopi più duraturi.

La tecnologia riportata recentemente su Interesting Engineering descrive un sistema in cui gli acceleratori colpiscono le scorie con fasci di neutroni, accelerando reazioni che riducono drasticamente la radioattività e contemporaneamente producono elettricità. In alcuni casi si parla di ridurre la vita radioattiva dei materiali del 99,7% rispetto alle tecnologie tradizionali – un potenziale enorme per gestire rifiuti altamente pericolosi.

Questo approccio di “trasmutazione” – già studiato in vari laboratori nazionali – potrebbe trasformare isotopi a lunga vita in altri con vite molto più brevi, riducendo la quantità di scorie che devono essere immagazzinate per millenni.

Negli USA, il combustibile esaurito dei reattori non viene attualmente riciclato per legge (dal 1977), ma questo sta cambiando grazie a nuovi programmi governativi.

Il Dipartimento dell’Energia (DOE) ha selezionato diverse aziende per sviluppare tecnologie di riciclaggio del combustibile esausto, con fondi pubblici e collaborazioni multidisciplinari. L’obiettivo è trasformare gli elementi radioattivi residui in HALEU (High-Assay Low-Enriched Uranium), un tipo di combustibile avanzato per reattori di nuova generazione come gli Small Modular Reactors (SMR).

Secondo il DOE, meno del 5% dell’energia potenziale nel combustibile nucleare viene estratto in un normale ciclo di fissione: recuperare e riutilizzare gli elementi rimanenti potrebbe non solo ridurre i rifiuti, ma anche fornire energia aggiuntiva.

Altri progetti adottano idee più “energetiche”:

Batterie nucleari: ricercatori universitari stanno sperimentando batterie che convertono direttamente la radiazione residua di isotopi come il cesio-137 in elettricità, grazie a cristalli scintillatori e celle solari speciali. Anche se il potenziale è piccolo (microwatt), questa tecnologia potrebbe alimentare sensori e dispositivi remoti in ambienti ad alto rischio.

Produzione di trizio per la fusione: scienziati del laboratorio Los Alamos stanno valutando processi che convertono materiali di scarto in trizio, un isotopo chiave per i reattori a fusione. Se applicabile su scala commerciale, questo potrebbe aprire un collegamento diretto tra scorie e combustibile per energia del futuro.

Oltre ai metodi fisici, esistono anche processi chimici avanzati:

  • Tecnologie come WATSS (Waste To Stable Salt) mirano a estrarre fino al 90% del contenuto di transuranici dal combustibile esaurito, trasformandolo in un combustibile stabile e riutilizzabile. Ciò non solo riduce i rifiuti, ma crea anche nuovi vettori energetici.

Altre tecniche cercano di recuperare l’uranio o altri elementi valorizzabili dai rifiuti o persino dalle acque reflue industriali, offrendo nuove fonti di materiale fissile.

Nonostante il grande potenziale, queste tecnologie devono affrontare sfide significative:

  • Il riciclo e la trasmutazione del combustibile esausto richiedono impianti sofisticati e costosi. Anche se possono estrarre più energia, l’economia su larga scala non è ancora matura.

  • Tecnologie di riciclaggio devono essere rigorosamente progettate per minimizzare rischi di proliferazione nucleare, ossia l’uso improprio di materiali fissili.

  • Il quadro normativo negli USA tratta il combustibile usato come rifiuto. Cambiare questa mentalità richiede politica pubblica, regolazione e consenso sociale.

Il nucleo della rivoluzione tecnologica è una semplice idea: le scorie non devono rimanere un peso eterno, ma possono diventare una risorsa energetica. La combinazione di:

  • acceleratori avanzati,

  • processi chimici di riciclo,

  • nuovi materiali e tecnologie di conversione energetica,

potrebbe cambiare radicalmente la gestione delle scorie nucleari e trasformarle in energia pulita, combustibile o altre risorse utili.

La ricerca negli Stati Uniti su tecnologie che trasformano scorie nucleari in energia è un campo in rapida evoluzione, con potenziali applicazioni che vanno dalla decarbonizzazione dell’elettricità alla propulsione spaziale. Sebbene molte soluzioni siano ancora in fase sperimentale o pilota, lo sforzo congiunto tra governo, istituzioni accademiche e imprese private suggerisce che una svolta nel modo in cui immaginiamo le scorie nucleari sia davvero possibile entro le prossime due decadi.

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