Il 2 febbraio è il giorno della Candelora, festa con radici ancestrali molto più interessanti delle sue alterazioni cristiane.
Mentre il calendario civile segna il 2 febbraio come una data di passaggio nel cuore dell’inverno, il calendario dell’anima e della natura celebra un momento molto più antico: il risveglio della luce. Prima ancora di essere una ricorrenza liturgica, la Candelora è il punto di snodo della “Ruota dell’Anno”, un istante magico sospeso tra il gelo del solstizio e il respiro della primavera.
Per le antiche popolazioni celtiche, questo periodo dell’anno era conosciuto come Imbolc (o Oimelc). Celebrata tra il 31 gennaio e il 2 febbraio, questa festa rappresentava il culmine della “mezza stagione”: il momento esatto in cui l’inverno inizia a cedere il passo.
Il termine Imbolc deriva dal concetto di “nel grembo”, alludendo alla gravidanza delle pecore e al primo latte dell’anno, simbolo di nutrimento e vita che rinasce. Era la Festa della Pioggia (da Imb-folc), un elemento inteso non come disagio, ma come lavacro sacro: la pioggia di febbraio purifica la terra dai detriti del vecchio anno, preparandola a ricevere i nuovi semi. Era il tempo della purificazione rituale, dove il fuoco non era più quello distruttivo o puramente difensivo del pieno inverno, ma una fiammella di speranza che annunciava il ritorno del sole.
L’antica Roma dedicava l’inizio di febbraio a riti di passaggio fondamentali. Il nome stesso del mese, Febbraio, deriva dal verbo februare (purificare). Alle Calende di febbraio si onorava la dea Giunone Februata, la “Purificata”.

In queste notti, la città veniva attraversata da processioni di fiaccole accese. Il fuoco aveva una doppia valenza: serviva a scacciare le tenebre e i mali accumulati durante l’anno (che per i Romani iniziava a marzo) e a propiziare la fertilità della terra. Le torce benedette dal rito venivano poi portate nelle case e conservate gelosamente: si credeva che quel fuoco avesse il potere di proteggere il focolare e garantire raccolti abbondanti. Anche i Lupercali, celebrati poco dopo, condividevano questa matrice di purificazione selvaggia e rinascita vitale.
“Sabba” della Luce
Nella visione pagana, la Candelora è uno degli otto Sabba principali. È il momento in cui la Terra, ancora dormiente in apparenza, inizia a fremere nelle profondità. È la festa del “fuoco bianco”, quello che brilla nella neve. Questo passaggio segna la vittoria della luce sull’oscurità: le giornate si allungano visibilmente e l’uomo antico, osservando il cielo e il comportamento degli animali, cercava di interpretare i segni del futuro.
Da qui nasce la tradizione dei pronostici meteorologici: essendo il “giorno di mezzo”, la Candelora funge da oracolo.
Per la santa Candelora se nevica o se plora dell’inverno semo fora ma se plora e tira vento dell’inverno semo dentro.
In Toscana e in molte zone del Nord, si crede l’opposto:
Se c’è sole o solicello, siamo ancora a mezzo inverno
Solo in un secondo momento, intorno al 474 d.C., con l’espansione del Cristianesimo, queste potenti simbologie agrarie e solari vennero fagocitate dalla liturgia della nuova religione. La festa divenne l’occasione per celebrare la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione della Vergine.
La Chiesa mantenne però intatto il cuore del simbolo ancestrale: la candela. Quello che un tempo era la fiaccola di Giunone o il fuoco di Imbolc divenne il cero benedetto che rappresenta Cristo come “Luce delle Genti”. Il rito della processione, la consegna della luce ai fedeli e la protezione delle mura domestiche attraverso la fiamma sono l’eredità diretta di quei popoli che, millenni fa, alzavano una torcia verso il cielo per dire alle tenebre che il loro tempo era finito.
Una delle tradizioni più affascinanti lega la fine dell’inverno al risveglio degli animali in letargo. In molte regioni italiane (specialmente in Piemonte, Abruzzo e Valle d’Aosta) e in Europa, il protagonista è l’Orso.
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Il vaticinio dell’Orso: Si racconta che il 2 febbraio l’orso esca dalla tana per valutare il tempo. Se il cielo è chiaro, l’orso si rifà il giaciglio (la “paglia”) e torna a dormire per altri 40 giorni, segno che l’inverno sarà ancora lungo. Se invece il tempo è brutto, l’animale resta fuori: la primavera è vicina.
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Dal lupo alla marmotta: In Irpinia questo ruolo spetta al lupo, mentre negli Stati Uniti la tradizione è stata esportata dagli immigrati europei (tedeschi in particolare) trasformandosi nel celebre Giorno della Marmotta (Groundhog Day). Il principio è lo stesso: se la marmotta vede la sua ombra (c’è sole), l’inverno continuerà.
Oltre alle processioni, il folklore locale attribuisce alle candele e ai residui della festa poteri magici e curativi:
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Il “Wachsstöckl” in Alto Adige: Si usava regalare bastoncini di cera arrotolati, benedetti durante la Candelora, da tenere in tasca come talismani contro le malattie e la sfortuna.
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Il rito del Malocchio: In alcune zone del Sud Italia, l’olio delle lampade o la cera della Candelora venivano usati in rituali domestici per diagnosticare o curare il malocchio, sfruttando la “purezza” intrinseca di questa data.
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Fine del Natale e “Juta dei Femminielli”: Popolarmente, la Candelora segna il limite ultimo per togliere il presepe. In Campania, a Montevergine, si celebra la “Juta dei Femminielli”, un pellegrinaggio tradizionale che lega la devozione alla Madonna (la “Mamma Schiavona”) a antichi riti di inclusione di coloro che “sono nati uomini ma vivono e sentono come donne” oppure il contrario, che sono attestati fin dal XII secolo, ma che risalgono addirittura al culto della dea Cibele, con i suoi sacerdoti androgini (galli)


