Il confine tra sicurezza pubblica e sorveglianza di massa non è mai stato così sottile. Il 26 novembre 2025 rimarrà una data spartiacque per la storia digitale europea: il COREPER (Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio UE) ha dato il via libera definitivo al testo del regolamento noto come “Chatcontrol”, ovvero l’eclissi totale della privacy.
Sebbene l’obiettivo dichiarato sia nobile – il contrasto alla pedopornografia online – nell’atto pratico ogni cittadino europeo diventa un sorvegliato speciale.
Il regolamento non si limita a colpire i criminali, ma impone un cambio di paradigma all’intera infrastruttura di rete. I fornitori di servizi (gestori telefonici, operatori di rete, fornitori di connessione, social media, applicazioni di messaggistica e persino piattaforme di gioco) potranno essere soggetti ai decreti di scansione. Ordinanze legali che obbligheranno le aziende a implementare tecnologie per intercettare contenuti sospetti. Non verranno monitorati solo i file noti, ma attraverso algoritmi di Intelligenza Artificiale, si cercheranno anche “contenuti inediti” e tentativi di adescamento.
I servizi considerati “ad alto rischio” includono:
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Piattaforme di messaggistica (WhatsApp, Telegram, Signal)
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Social Network e Forum (Reddit, Discord)
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Servizi Cloud e Hosting (Google Drive, iCloud)
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App store e motori di ricerca
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Piattaforme di gioco online
Il punto critico risiede nell’affidabilità della tecnologia. Gli algoritmi di scansione attuali vantano un’accuratezza tra l’87% e l’88%. Questo dato – matematicamente – implica che su 500 milioni di cittadini europei, ogni anno circa 30-40 milioni di persone innocenti potrebbero essere segnalate alle autorità. Foto di famiglia in piscina, conversazioni private o referti medici potrebbero essere scambiati per materiale illecito, innescando indagini invasive su individui che non hanno commesso alcun reato.
Il regolamento colpisce duramente l’anonimato. Se una piattaforma non è in grado di identificare almeno il 60% dei propri utenti, viene automaticamente declassata a “servizio ad alto rischio”. La conseguenza è un incentivo perverso per tutte le grandi aziende tecnologiche coinvolte a richiedere:
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Verifica Biometrica: scansione del volto per accedere ai servizi.
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Verifica dell’Età: caricamento di documenti d’identità ufficiali.
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Geofencing: restrizioni basate sull’indirizzo IP per impedire l’uso di VPN o account multipli.
È un rito di sottomissione. Mentre l’Europa promuoveva il regolamento sulla protezione dei dati personali come baluardo della privacy, oggi delega ai giganti americani e cinesi il ruolo di “censori morali” delle nostre chat private.
Il testo prevede esenzioni specifiche per le comunicazioni legate alla sicurezza nazionale e per le intranet aziendali o governative. In sostanza, la classe politica, i militari e i diplomatici manterranno i propri canali protetti, mentre la vita digitale del comune cittadino diventerà un libro aperto per algoritmi e autorità.
In questo scenario, la riservatezza personale smette di essere un diritto garantito per diventare una “competenza tecnica”. Per chi desidera preservare la propria sfera privata, le strade si restringono verso soluzioni di nicchia:
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utilizzo di protocolli che non dipendono da un server centrale (come Matrix o sistemi P2P).
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distaccarsi dai sistemi chiusi di Apple e Google a favore di sistemi open source.
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scegliere strumenti che non collezionano informazioni su “chi parla con chi”, la vera miniera d’oro per la profilazione.
L’approvazione del Chatcontrol è un’ipoteca sul futuro della libertà di espressione in Europa. Quanto siamo disposti a sacrificare della nostra intimità per una promessa (tecnicamente incerta) di sicurezza?
Il testo finale di Chatcontrol andrà in votazione nel Parlamento e nel Consiglio Europeo nel corso del 2026. Ad oggi è stato adottato un regolamento temporaneo (che scadrà all’inizio di aprile del 2026) che prevede l scansione delle chat da parte delle aziende su base volontaria


