11 settembre: e se fosse diventato presidente Cheney? Di Massimo Mazzucco


È stato ucciso quel mattino all’alba, nell’albergo della Florida in cui si trovava, e poche ore dopo Dick Cheney, che già aveva avuto in mano la situazione per l’intera giornata, a causa della sua assenza, ha giurato ed ha preso il suo posto. Le immagini di Laura Bush piangente, accanto alla bara del marito, uniscono una nazione che ancora non ha dimenticato i terribili giorni di Dallas. L’indignazione per le torri abbattute si moltiplica e si mescola a quella del vile assassinio, e a questo punto non ci sarà nessun bisogno di un dibattito parlamentare, né di una risoluzione delle Nazioni Unite, perché Cheney si metta a capo di una nazione autorizzata dal mondo intero ad andare a cercare giustizia dove meglio le pare.

Pura fantascienza? Forse, ma non necessariamente. Scavando fra i risvolti delle mille notizie di quel giorno, si scopre che verso le sei del mattino si è presentata, all’hotel della Florida in cui soggiornava Bush, una troupe televisiva di una emittente araba, che sosteneva di avere un appuntamento per un’intervista con il presidente, al bordo della piscina, al suo ritorno dal jogging mattutino.

La notizia era stata data, un paio di settimane dopo, da un piccolo quotidiano locale, ma naturalmente andò persa fra le notizie, ben maggiori, di quello che accadeva nel mondo in seguito agli attentati. Diversi dipendenti dell’albergo riportavano di aver assistito allo scambio fra il rappresentante di questa troupe e gli uomini dei servizi segreti, avvenuto alla reception. I primi facevano il nome di un certo agente dei servizi, che però in quel momento non era reperibile. E poiché l’intervista a loro non risultava programmata, gli uomini del presidente rifiutavano l’ingresso alle telecamere, suggerendo alla strana comitiva di rivolgersi all’ufficio stampa di Washington. Dopo aver protestato per un po’, la troupe di arabi si allontanava sul suo furgoncino.

Questo fatto rappresenta, come minimo, una stranissima coincidenza, che diventa ancora più curiosa se si pensa che proprio due giorni prima, il 9 Settembre, era stato assassinato in Agfhanistan il leader dell’Alleanza Nord, Massoud, con una tecnica simile. Una finta troupe televisiva era riuscita ad avere il permesso per intervistarlo, e dopo aver montato luci e cavalletti, si era allontanata solo per un attimo, non lasciandogli forse nemmeno il tempo di sospettare che la telecamera puntata su di lui fosse imbottita di esplosivo.

La morte di Massoud aveva poi reso le cose molto più facili per il Pentagono, al momento di attaccare l’Afghanistan, quando si trattò di venire a patti con un’Alleanza Nord sconvolta dalla morte del loro capo, e momentaneamente senza leadership.

Certamente, per chi vuole credere alla versione ufficiale dei fatti dell’11 Settembre, le coincidenze favorevoli ai neocons, in quel periodo, sono state davvero molte. E quella della strana troupe di una televisione arabica, che si presenta proprio quel mattino, a quell’ora, sperando di essere ammessa, pur senza autorizzazione, ad intervistare il presidente, è sicuramente la più curiosa di tutte.

The Longboat Observer, il quotidiano locale con la notizia della strana visita della troupe televisiva, datata 26 Settembre.

(Tratto da www.luogocomune.net)

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