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Battaglia Terme

L’esperimento di Reinsch

In una vecchia rivista scientifica del secolo scorso, tra polverosi rendiconti accademici ormai dimenticati, mi è capitato di imbattermi in un resoconto che ha dell’incredibile. Si tratta di un esperimento che, se confermato all’epoca, avrebbe potuto cambiare la storia della fisica moderna, anticipando scoperte che oggi diamo per scontate o aprendo strade che abbiamo smesso di percorrere. Si esponevano le ricerche compiute da uno scienziato tedesco, H. Reinsch, il quale aveva raccolto le proprie osservazioni in una memoria intitolata “Ueber den Einfluss toenender Saiten auf die Magnetnadel”, ovvero “Influenza esercitata sull’ago magnetico da corde musicali nello stato di vibrazione”.
Il Reinsch aveva esaminato il comportamento dell’ago magnetico (cioè una bussola al suo stadio elementare) sospeso su corde di violoncello che venivano fatte vibrare dall’archetto. La tripla corda (di budello e non metallica, per evitare attrazioni) era disposta esattamente lungo il meridiano magnetico; l’ago era sospeso a circa un dodicesimo di pollice (pochi millimetri) sulla corda. “Un primo colpo d’archetto”, leggiamo nella relazione, “è stato sufficiente per imprimere una considerevole deviazione all’ago, e cinque o sei colpi successivi hanno causato una deviazione di 90 gradi. Più il suono è puro, più è grande la tensione della corda e più la deviazione è marcata”.
Si potrebbe supporre che il moto del leggerissimo ago sia stato prodotto dallo spostamento d’aria dell’archetto, ma così non è: infatti “le differenti deviazioni corrispondono esattamente a quelle prodotte dalla corrente galvanica”. “Immediatamente al momento in cui è dato il colpo d’archetto accanto al cavalletto del violoncello in direzione est, l’ago si sposta ad ovest. Dando un colpo in senso contrario (cioè verso ovest), l’ago devia verso est. Dando un colpo d’archetto sulla corda in prossimità dell’estremità sud dell’ago magnetico, le deviazioni avvengono esattamente nelle direzioni opposte a quelle provocate dai colpi dati verso l’estremità nord”.
Come si vede, dunque, il moto dell’ago non è dipendente dal senso di moto dell’archetto, ma segue costanti evidentemente collegate al magnetismo. L’esperimento di Reinsch mi sembra suggerire l’ipotesi che le vibrazioni sonore siano in qualche modo collegate alle variazioni di campo magnetico.
Non sono un fisico, e quindi le mie osservazioni non hanno alcuna importanza; ma come storico desidero sottoporre allo studio dei fisici questo antico esperimento che avrebbe potuto schiudere la via a notevoli scoperte fisiche e che invece è stato completamente dimenticato.
Paolo Cortesi

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