Morte e reincarnazione secondo Giuseppe Mazzini

«Noi crediamo in una serie indefinita di reincarnazioni dell’anima, di vita in vita, di mondo in mondo, di cui ciascuna costituisce un progresso sulla precedente; noi possiamo ricominciare l’apprendistato quando non abbiamo meritato di passare ad un grado superiore, ma non possiamo retrocedere né estinguere spiritualmente».

«La Vita è Progresso; come l’Umanità trapassa migliorando, d’Epoca in Epoca, l’io migliora a seconda delle opere trapassando d’esistenza in esistenza».

«Il perfezionamento dello spirito è frutto del suo personale lavoro; non potendo acquistare tutte le qualità morali ed intellettuali, necessarie al raggiungimento del fine ultimo, in una e sola esistenza corporea, egli vi arriverà attraverso una successione di incarnazioni e in ognuna di esse farà qualche passo avanti sulla via della perfezione».

«Può l’uomo nelle sue nuove esistenze discendere più in basso di quella che era? Per condizione sociale sì, come spirito no».

Allan Kardek e Giuseppe Mazzini

Se non fossero graficamente distinte dalle virgolette, queste quattro affermazioni sembrerebbero di un solo autore, mentre invece le prime due furono scritte da Giuseppe Mazzini (1805-1872), le altre da Allan Kardec, ovvero il lionese Hippolite Léon Denizard Rivail (1804-1869), fondatore e codificatore dello spiritismo. […] Mazzini conobbe lo spiritismo delle origini che, come ogni nuova rivelazione, era proclamato e diffuso con la frenetica passione dei neofiti. Mazzini, del resto, era la persona più adatta a sentire il fascino della nuova filosofia spiritista: da sempre sostenitore di una legge morale superiore, da sempre religiosissimo, egli fu il più spiritualista fra i padri del Risorgimento, il "Mosè dell’Unità d’Italia", come lo chiamò De Sanctis. […]

«Dio è l’unico Legislatore della razza umana. La sua legge è l’unica alla quale voi dovete ubbidire. Chi meglio spiega e applica ai casi umani la legge di Dio è vostro capo legittimo: amatelo e seguitelo».

[…] Mazzini, scrivendo all’amico Saffi, nel 1855: «La morte non esiste, non può nemmeno concepirsi; la vita è vita, immortalità. Se immortalità, segue la legge della vita, progresso». La morte, per Mazzini come per Kardec, è una specie di dissoluzione chimica risolutiva, un passaggio obbligato per entrare in dimensioni più piene e vere, eterne e perfette; Mazzini scrive: «la Morte (la maiuscola è sua) è la culla di una vita nuova, più pura e felice». […] E se non ricordiamo le nostre vite precedenti, è solo perché non siamo ancora giunti ad un livello sufficiente di purificazione, dunque : «La Morte è sacra»; ne è convinto. Mazzini ricordava almeno una sua vita precedente: in una lettera a Marie d’Agoult, nel luglio 1865, a proposito della Svizzera, scrisse: «la mia Svizzera, poiché ho vissuto lì prima di nascere in Italia». Non ci si può esimere dal chiedersi se questa certezza avesse qualcosa a che fare con l’entusiasmo con cui Mazzini favoriva o consentiva tentativi rivoluzionari armati che non avevano la minima possibilità di riuscire ed anzi erano certamente destinati al fallimento, cioè alla morte dei partecipanti…

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